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Oyá, la madre del caos


 Stamattina ho potuto sentire il potere di Oyà. Stavo lavando le sue pietre di ogni residuo di un sacrificio che le avevo offerto ieri insieme ad una sua figlia, una Omo Oyà non ancora iniziata. Nel frattempo ho avuto qualche scambio verbale con qualcuno, un dialogo quasi litigioso, e all'improvviso é iniziato il temporale mattutino che ha devastato la zona dove abito. Tuoni, lampi, vento, grandine. Tutti i segni furiosi della dea. Ho finito di lavarla. L'ho profumata con acqua di rosa. L'ho pregata di stare calma, lei è la portatrice dei cambiamenti più tragici nella storia del mondo.

Ho imparato che quando si sta vicino a lei non bisogna "stimolare" il suo istinto naturale.

Oyà viene definita "Madre del Caos", in quanto propiziatrice di cambiamenti e spesso di devastazioni; forse per questa ragione è considerata signora di quel fuoco, che spesso tiene in mano nelle sue rappresentazioni. Inoltre è anche dea "guerriera", patrona dell'abilità femminile di governare.
Tra le molteplici funzioni di Oyà vi è quella di accompagnatrice dei morti.
È stata la moglie di Ogun, ma successivamente ha sposato Shango, il dio del tuono.
È una dea dotata di un grande potere, e forse per ricordarlo ai suoi devoti, nelle raffigurazioni spesso danza con un'arma in pugno, il machete, che lei utilizza, per scacciare i fantasmi.
Come capita spesso alle divinità diffuse presso vari popoli, anche Oyá è denominata in modo diverso: in Brasile è conosciuta come Yansa ed è considerata una delle più significative divinità nel culto Candomblé; invece, nella Santeria cubana viene chiamata Oya o Iyansá, e ad Haiti Aido-Wedo.
Vive alle porte dei cimiteri ed insieme ad Obatala, Eleggua e Obba è uno dei 4 venti che comanda con i suoi "iruche" (i suoi attributi code di cavallo) e la sua gestualità è uguale a quella dello sposo. Il suo giorno è il venerdì ed il suo numero è il nove, le appartengono tutti i colori tranne il nero. 
In Africa, nella religione tradizionale Yoruba, le è stato assegnato il ruolo di patrona del fiiume Niger e i suoi nove figli sono i nove affluenti del fiume. Viene invocata affinché trasmetta quella saggezza necessaria per superare situazioni difficili.
In Nigeria, il suo culto è praticato dai devoti nelle loro stesse abitazioni, all'interno delle quali viene allestito un altare, caratterizzato da un vaso coperto circondato da amuleti e vari oggetti magici caricati di valenze simboliche: corone dirame, una spadaperle di vetro colorato, corna di bufalo. Per ingraziarsi la dea, i suoi seguaci le offrono i suoi cibi preferiti, quali melanzane e torte a base di fagioli
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